sabato 22 novembre 2014

Ciao Beniamino

Ciao Beniamino,

Ho appreso con tristezza la ferale notizia, ma ho subito pensato al fatto che ora puoi andare a cercare il tuo amico Giulio Guerra, che lasciasti sul Don quel terribile 1 settembre del 1942, la dove il fuoco russo non ti permise di andare a prenderlo, ferito com'era...
E insieme a tutti i tuoi cari che ti hanno preceduto, potrai raccontare cosa è stato il tribolato ritorno dal Don, passando per Nikolajewka.

Preparaci la strada, ora che, come diciamo noi Alpini, sei andato avanti ...

Ciao Beniamino

Alp. Enrico Mazzoldi


lunedì 17 novembre 2014

Futuro

... Futuro. Dire che il futuro sarà diverso dal presente e dal passato può essere irrimediabilmente evidente. Devo purtroppo osservare, tuttavia, che in politica può essere un’eresia. Può essere denunciato come radicalismo o bollato come sovversione. Ci sono persone in ogni tempo e in ogni luogo che vogliono fermare il percorso della storia. Hanno paura del futuro, hanno sfiducia nel presente e invocano la sicurezza di un passato comodo, che di fatto non è mai esistito. Sembra appena il caso di sottolineare negli Stati Uniti, di tutti i luoghi, che il cambiamento, anche se comporta dei rischi, è la legge della vita.

(Robert Francis Kennedy, Discorso, New York, 20 maggio 1964)


lunedì 3 novembre 2014

Era una notte che pioveva

Canzone militare appartenente al repertorio degli alpini risalente alla Prima guerra mondiale, molto nota tra i cantori tradizionali e diffusa dai canzonieri dell'Associazione Nazionale Alpini (ANA) e dalle corali alpine tramite il commercio delle audiocassette da bancarella. Il testo racconta dei disagi al fronte e della rassegnazione del soldato.

Era una notte che pioveva

Era una notte che pioveva
e che tirava un forte vento
immaginatevi che grande tormento
per un alpino che sta a vegliar
immaginatevi che grande tormento
per un alpino che sta a vegliar

A mezzanotte arriva il cambio
accompagnato dal capoposto
ohi sentinella ritorna al tuo posto
sotto la tenda a ri a riposar
ohi sentinella ritorna al tuo posto
sotto la tenda a ri a riposar

Quando fui stato sotto la tenda
sentii un rumore giù per la valle
sentivo l'acqua giù per le spalle
sentivo i sassi a ro a rotolar
sentivo l'acqua giù per le spalle
sentivo i sassi a ro a rotolar

venerdì 6 giugno 2014

D-day e monument's men

"Non è per questo che val la pena vivere una vita?" è una frase che viene detta nel film Monument's Men ma che tante volte mi è capitato di leggere in libri dove tra le pieghe si nascondevano piccoli atti di eroismo...
Ed è così che nel vedere il film ho cercato di fotografare quegli istanti tra la mai sufficientemente celebrata Resistenza, Il D-day che oggi si ricorda nel 70* anniversario, i "giusti tra le nazioni" che a rischio della loro vita salvarono migliaia fi ebrei dalla Shoah, gli italiani internati che non si arruolarono con Salò, preferendo i campi di lavoro sterminio, e ora aggiungo i monument's men, con un compito certo più nobile e meno di diretta responsabilità sulle singole vite umane, ma certo un peso di responsabilità importantissimo verso l'intera umanità.
Ma quello che al cinema non si può vedere o sentire è la testimonianza (negli extra del dvd) dei veri protagonisti della vicenda... Ora non mi resta che leggere il libro...

lunedì 2 giugno 2014

Due Giugno, Festa della Repubblica

Tutti gli anni, il 2 Giugno, ho sempre voluto scrivere sul tabellone di fronte alle scuole una celebre frase di Piero Calamandrei, che è l'ultimo capoverso di un discorso, tenuto il 26 gennaio 1955 a Milano, presso la Società Umanitaria, rivolto ad alcuni studenti universitari e delle scuole medie superiori che avevano autonomamente organizzato un ciclo di conferenze sulla Costituzione Italiana. Non l'ho mail letto tutto fino ad oggi, e nonostante abbia quasi 60 anni è di una attualità devastante... Buon 2 Giugno, Buona Festa della Repubblica.

<<
L’art. 34 dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi piú alti degli studi». Eh! E se non hanno mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il piú importante di tutta la costituzione, il piú impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice cosí: «E compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo – «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
È stato detto giustamente che le costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito, è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.
Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» riconosce con questo che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.
Ma non è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società in cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della società. Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è – non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani – una malattia dei giovani.
«La politica è una brutta cosa», «che me ne importa della politica»: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà, di quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: «Ma siamo in pericolo?», e questo dice: «Se continua questo mare, il bastimento tra mezz’ora affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda!». Quello dice: «Che me ne importa, non è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica (applausi).
È cosí bello, è cosí comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io! Il mondo è cosí bello, ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai (vivissimi applausi), e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.
Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946: questo popolo che da 25 anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori – il caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Ricordo – io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui – queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.
Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventú, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in piú, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo.
Ora, vedete – io ho poco altro da dirvi –, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo, nell’art. 2, «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale», o quando leggo, nell’art. 11, «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie, dico: ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, «tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour; o quando io leggo, nell’art. 5, «la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate, «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, «non è ammessa la pena di morte», ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti.
Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lí, o giovani, col pensiero perché lí è nata la nostra costituzione.

Piero Calamandrei

>>

lunedì 26 maggio 2014

Seggi chiusi: inizia lo spoglio delle schede

Mentre sto scrivendo questo post (sabato 24) probabilmente gli scrutatori staranno lavorando a timbrare schede per il voto, mentre per chi lo sta leggendo probabilmente lo scrutinio delle schede è già iniziato o finito con risultati acquisiti.
Sabato ho riconsegnato le chiavi del comune, salutato i dipendenti e uscendo da Palazzo Sandrinelli in una giornata assolata ho fatto un sospiro che non mi capitava da tanto, ripensato che stavano finendo 10 anni belli, intensi, faticosi.
La scorsa settimana, quando ci siamo ritrovati per una gradita cena di commiato, mi sono rimproverato, chiacchierando, che ne avevamo fatte un gran poche di cene in 10 anni, altro che politici "magnoni", si è lavorato tanto...
Al termine dello spoglio verrà comunicato il "vincitore" della competizione elettorale che, da quel momento, sarà ufficialmente il nuovo Sindaco di Paderno Franciacorta.
Stasera, o domattina, i più interessati si chiederanno chi ha vinto e di quanto è stato il distacco e farà confronti, con 5 o 10 o chissà quanti anni fa. Qualcuno vista la bella giornata domenica magari sarà andato al mare e non si è curato di andare a votare. A questi dico che hanno perso un'occasione di dire la loro.
Poi da domani gli elettori si dimenticheranno di volantini, serate elettorali, programmi e quant'altro e il nuovo consiglio comunale, 12 persone più il Sindaco, entreranno in carica per i prossimi 5 anni. Se tra i candidati verranno rieletti tutti gli uscenti (3 da una parte, 2 dall'altra, compresi i candidati sindaci), avremo comunque, come minimo, 8 consiglieri comunali "nuovi di zecca".

A questi ultimi mi rivolgo per ricordargli che, come mi è capitato nel 2004, passata la festa della prima sera, non ci sarà gloria, ma subito da lavorare. Non avrete ancora cominciato che già si parte con la burocrazia: convocazione del primo consiglio comunale, giuramento del Sindaco, nomina della Giunta, far partire le commissioni, eccetera. Non mi resta che augurarVi (e lo faccio con 2 giorni di anticipo) buon lavoro.
L'eredità che vi caricate sulle spalle non è semplice, Paderno Franciacorta è oggi un comune il cui nome è arrivato a Roma, per il progetto "Terre della Franciacorta", un paese che coraggiosamente è partito per primo con la differenziata, è entrato nei Comuni Virtuosi per la sua capacità di non consumare suolo, di investire sulle rinnovabili, di restare più comunità e non diventare un paese dormitorio.

Verrò a vedervi al primo consiglio comunale, forse anche prima, per mettermi a disposizione per i dovuti passaggi di consegne.

Ho dato tanto ma ho ricevuto molto più di quanto ho dato in questi anni: rapporti umani, amicizie, conoscenze, cultura, esperienze vissute che auguro a tutti i nuovi eletti.

Paderno Franciacorta, 24/05/2014

giovedì 22 maggio 2014

L'ultimo consiglio comunale e un appello al voto del 25 Maggio

L'ultimo consiglio comunale e un appello al voto del 25 Maggio
Io il 25/5 andrò a votare, per sostenere Silvia Gares alla carica di Sindaco e, alle Europee, il Partito Democratico

Negli ultimi due mesi mi sono passati per la testa tanti pensieri, belli e brutti, e credo che sia giusto condividerli con chi avrà tempo e voglia di leggere, anche per capire, per chi mi conosce meno, chi sono e cosa penso.
Mi ero ripromesso di non scrivere nulla prima delle elezioni, nella volontà manifestata di tornare nelle retrovie da cui ero uscito 10 anni fa "Senza far Rumore" (gran canzone dei Timoria, in versione unplugged 1995 su http://youtu.be/hgmkdO2dNco) ma ritengo sia giusto che i miei e i nostri elettori diano il loro sostegno a Silvia come io farò e siano consci del perchè sulla scheda non ci sarò, neanche tra i candidati consiglieri.
Martedì 20/5 abbiamo fatto l'ultimo consiglio comunale e non mi è riuscito di trattenere una lacrima. Uno breve scritto di un amico come Gianni mi ha poi convinto di mettermi a scrivere queste righe.

10 anni fa mi fu chiesto un impegno amministrativo che accettai più che volentieri, pur rinunciando alle attività di Dirigente accompagnatore della Pallavolo femminile della Padernese e limitando al minimo l'attività di consigliere nel Gruppo Alpini. Mi fu chiesto subito chiesto un impegno come assessore alla cultura, che accettai con gioia e con la normale preoccupazione per l'inesperienza.
Tanta era la voglia di fare che a settembre del 2004, non ancora entrato nelle dinamiche della burocrazia asfissiante, minacciai le dimissioni, che presentai per iscritto a maggio 2005 (e che mi furono subito fatte ritirare).
In questa lettera, privata, scritta al Mio Sindaco, scrivevo, tra l'altro, nello spiegare il perchè delle dimissioni :

<< Ritengo di essere abbastanza misurato e modesto. Non cerco gloria. Ho solo dato la mia disponibilità a fare del volontariato oltre che tra gli alpini e gli sportivi, anche per i Padernesi, perché tutto sommato la "politica" ed il senso civico mi appassionano. [...] forse sono io che non sono per niente adatto al ruolo assegnatomi. Ho scelto di fare un passo indietro, anche non so se è la cosa giusta però, magari, darà la scossa agli altri, almeno spero! [...] 
Torno al volontariato attivo, quello che facevo prima. Non cambierò. Mi darò sempre da fare e spero di potermi sentir dire ancora come mi è capitato quest'anno in parecchie occasioni: "Complimenti, un ottimo lavoro". 
Un grosso abbraccio potrebbe non bastare a trattenere qualche lacrima. >> 17/05/2005

Mentre stasera, pescata su una vecchia chiavetta usb, rileggo una lettera di dimissioni che ebbe vita breve, lo spazio di qualche minuto in uno dei tanti incontri faccia a faccia che io e Antonio abbiamo avuto in questi anni, mi sembra di rivivere un Deja Vu, ma poi mi rendo conto che sono ancora io, non sono cambiato, la politica in questi anni non mi ha cambiato.
7 anni fa, dopo la seconda lettera di dimissioni che produsse l'unica e l'ultima crisi politica della maggioranza, in maniera solo in parte inaspettata, mi fu chiesto di fare (e non di essere), il Vicesindaco, nonostante fossi il più giovane tra gli assessori, con il peso di accettare un incarico che già significava farlo fino al 2009 e nei 5 anni successivi, in caso di riconferma alle elezioni, con il peso certo, già 7 anni prima, di doversi sentire il candidato naturale alle elezioni 2014.
5 anni fa, per capire anche quanto valesse il lavoro da me fatto, mi sono ripresentato senza fare campagna elettorale per raccogliere preferenze per me stesso (nel 2004 di santini ne avevo imbucati non pochi prendendo tra le 14 e le 18 preferenze, non ricordo). Sono stato rieletto con  42 preferenze che mi hanno fatto, con Silvia, il più preferenziato della lista.
Salto ai giorni nostri: a fine 2012 mi sono impegnato a sostenere la campagna di Matteo Renzi per le primarie in vista delle politiche di febbraio 2013 e a Dicembre 2013 per le primarie per la segreteria del Partito Democratico, di cui sono orgogliosamente un tesserato, socio fondatore nel 2007 e, sempre da fine 2013, membro del direttivo del Circolo di Paderno.
A dicembre 2013 ho iniziato un percorso in vista delle amministrative che tra febbraio e marzo si è fermato. Non ci sono motivi specifici, litigi, altro che si possa ascrivere ad una rottura politica. 
Il gruppo civico si è trovato a scegliere tra due candidati e l'unico modo, per non imbarazzare nessuno nella scelta tra due persone che hanno lavorato insieme per 5 anni, era che uno dei due facesse un passo indietro.
Qualcuno potrebbe dire: potevate fare le primarie! Ebbene, per quanto ne sia un estimatore, ritengo che in un gruppo ristretto abbiamo un valore risibile. Una scelta condivisa dal gruppo ha certamente una forza maggiore.
Ho bloccato le attività del gruppo, a metà febbraio, perchè dopo due mesi di incontri e sollecitazioni che portassero ad un allargamento del gruppo, nulla è emerso all'orizzonte ed eravamo un pò impantanati (forse eravamo partiti un pò troppo presto).
Ho aspettato un mese che qualcosa si muovesse, ed a metà marzo, nell'inerzia generale e nella responsabilità che avevo anche come Vicesindaco e col peso del "predestinato" che mi ero preso sulle spalle già 7 anni prima, ho fatto l'unica cosa che ho ritenuto giusta in quel momento: fare non solo un passo indietro, ma dare sostanzialmente un addio necessario a svegliare gli animi, nella consapevolezza umanamente personale dell'impossibilità di restare nella competizione come semplice comprimario, a quel punto.
I 30 giorni precedenti, tra metà febbraio e metà marzo sono stati duri, nella fatica di farmi una ragione di quello che stava succedendo, cercando di capire, lasciando fare, chiedendomi dove avevo sbagliato, se c'era un disegno dietro a tutto questo o meno, aspettando che una telefonata mi alzasse dal torpore spronandomi a fare qualcosa.
Ancora adesso non ho una idea completamente chiara di quel seppur breve periodo. 
Il proseguo è quello che avete sotto gli occhi oggi, ma di una cosa sono certo e nella sofferenza di quella che è una sconfitta personale so che non posso rinnegare quello che sono, da dove vengo e dove voglio andare.
Per tutto il bene fatto in 10 anni di amministrazione "gettare il bambino con l'acqua sporca" oppure dividere il gruppo, oltre che dispendioso in energie, non avrebbe portato a nulla, e seppure non ho partecipato attivamente alla campagna elettorale ho voluto che il mio nome comparisse tra i sostenitori della lista Uniti per Paderno a sostegno di Silvia Gares Sindaco.

Auguro a Silvia, Antonio e Roberto, che proseguono l'avventura con lei in questa competizione elettorale, il successo alle elezioni e, soprattutto, buon lavoro. So, almeno quanto voi, quanto sarà difficile il lavoro che verrà. 

Auguro nel contempo al PD di vincere le elezioni Europee e all'Italia e agli italiani di non perdersi nei populismi abbandonando la speranza. 

Per quanto poco serva un mio appello, per quanto tardivo, nel mio piccolo chiedo innanzitutto a tutti coloro che leggeranno questo mio scritto di andare a votare, di sostenere Silvia alla carica di Sindaco e, per le Europee, il Partito Democratico

Con sincero affetto,
Enrico
Padernese, Alpino, Semplicemente Democratico.