La battaglia di monte Cimone 1916
di Fabrizio Dallavalle
fonte: http://www.cimeetrincee.it/cimonebattaglia.htmMONTE CIMONE (quota mt.1.230)
Su questo Monte si svolse dal 23 settembre al 2 ottobre 1916 una delle più sanguinose e tragiche battaglie della Guerra 1915-1918.
Nella Battaglia degli Altipiani denominata "spedizione punitiva", in tedesco "STRAFEXPEDITION", che fu combattuta con grande valore tra i due eserciti dal 15 maggio al 27 giugno 1916 sugli Altipiani Vicentini, si ebbero da parte Italiana 147.730 tra morti, prigionieri o dispersi e da parte Austro Ungarica 82.815 tra morti, prigionieri o dispersi.
L'Esercito Italiano in epici scontri riuscì a bloccare l'avanzata del nemico e a ricacciarlo con estremo coraggio e con un alto tributo di sangue oltre le sue posizioni.
Da quel momento tutte le Valli ritornarono in mano Italiana, lo Stato Maggiore provvide a rafforzarne le difese con trincee e camminamenti, realizzando nuove postazioni per i pezzi d'artiglieria di grossi calibri.
[...]
Il 23 settembre alle 5.45 gli Austriaci fecero brillare due potentissime mine composte da 4.500 kg. di dinamite, 8.700 kg. di dinamon, 1.000 kg. di polvere nera, per un peso complessivo di 14.200 kg di esplosivo.
Due tremende esplosioni fecero tremare la terra, mentre una gigantesca colonna di fumo si alzò quasi contemporaneamente dalla cima del Monte.
Enormi blocchi di roccia volarono in alto e precipitando si frantumavano contro le groppe della montagna travolgendo tutti coloro che si trovavano di sotto.
La cima del Monte Cimone scomparve nel nulla, con essa le truppe della Brigata Sele e quelle della 136^ Compagnia zappatori.
In un attimo persero la vita o rimasero prigionieri o dispersi 10 ufficiali e 1.118 soldati.
Quando l'enorme nuvola di polvere si diradò, il profilo del Monte Cimone apparve completamente mutato.
Il terreno era diventato un baratro di 50 metri di larghezza e 22 metri di profondità.
Dai fianchi di quella che fu la corona rocciosa della vetta giungevano i lamenti e i continui richiami dei feriti.
Subito dopo gli scoppi, dalla cima del Monte, gli Austriaci si lanciarono all'assalto con una violenza inaudita contro le linee Italiane, ma vennero prontamente accolti da un intenso fuoco di fucileria da parte dei pochi sopravissuti e dai restanti reparti del 63° Battaglione del Genio.
L'eco della battaglia si diffuse rapidamente in tutta la Valle e in seguito si aggiunsero nella difensiva anche gli alpini del battaglione Val Leogra.
Tutti si impegnarono con energia e a sprezzo del pericolo per arginare la spinta del nemico, il quale appoggiato da un violento fuoco di artiglieria veniva incessantemente contro le linee di resistenza, ma fu sempre respinto con indomito valore.
Nell'estrema difesa si aggiunsero anche i rinforzi, che contribuirono con spirito di abnegazione a contenere l'attacco nell'impari lotta.
I feriti, sommersi dai detriti dell'esplosione, chiedevano assiduamente aiuto e si fece tutto quanto era possibile per soccorerli.
Si cercò in tutti i modi di riportarli in salvo dentro le linee Italiane, ma l'incessante fuoco d'artiglieria del nemico rese quasi vano ogni sforzo.
La battaglia continuò ininterrotta per 10 lunghi giorni, nella quale i soldati Italiani si difesero oltre ogni limite.
Il 2 ottobre, fu finalmente possibile recuperare le povere salme che giacevano in superficie e dare a loro una degna sepoltura.
Molti purtroppo rimasero per sempre sotto il crollo della montagna.
La valorosa difesa dei Fanti, dei Genieri e degli Alpini è ricordata in un grande Ossario sul Monte Cimone a 1.226 metri d'altezza.
Sotto le nude roccie di questo Sacro Monte riposano a imperitura memoria le care Spoglie dei nostri Eroici Soldati d'Italia.
L'Ossario fu costruito sul cratere e progettato dall'ing.Thom Cavese.
Fu inauguarato il 22 settembre 1929 dall'allora Principe Umberto di Savoia.
Il Monumento è una torre appuntita in pietra rocciosa fornita di una lunga scalinata.
La serena solitudine del Monte lascia tempo e spazio alla riflessione e all'omaggio del ricordo.
L'architetto Ing. Thom Cavese volle per sua volontà essere sepolto in questo luogo a lui caro.
[...]

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